D’accordo, questo Paese ha problemi più urgenti. Poiché ne avrà sempre, mentre si occupa di quelli, converrebbe affrontare anche questo: la bellezza può davvero salvare il turismo nostrano?

La Biennale Arti Visive di Venezia con la nuova edizione, il Palazzo Enciclopedico curata da Massimiliano Gioni, porta alla città il tutto esaurito, come dichiara il direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori, Claudio Scarpa, sulla base delle prenotazioni acquisite.

L’effetto Biennale fa diventare la città una capitale della cultura mondiale per alcuni giorni. Si tratta per lo più di turismo internazionale, non solo di “addetti ai lavori”, secondo quanto si evince dai dati comunicati da Scarpa, ma anche di appassionati, stranieri, appunto. E gli italiani? Se nel 2012 il Louvre ha guadagnato il 25 % in più di tutti i musei pubblici italiani messi insieme, e gli abitanti del Bel Paese sono – dopo i cinesi – tra i primi visitatori, è lecito chiedersi: perché i musei italiani non sono interessanti per gli italiani?

Sono numerose le ricerche che riportano dati secondo i quali i cittadini dello Stivale viaggiano molto e soprattutto sono spinti dall’interesse “culturale”. Lo scorso weekend, il volo da Roma per Istanbul era pieno e nelle stanze del Palazzo Topkapi (per secoli la reggia dei sultani) si sentivano accenti veneti, lombardi, siciliani: “Taggami!” “Dove l’hai postata, su instagram?” “Bella questa!”

Gabriella Belli, alla guida dei Musei Civici di Venezia dal 2011, nella sua intervista all’Art Tribune ricorda di aver concepito un ampio ventaglio di proposte poco “antiche” proprio nei giorni della Biennale. Come la mostra “A Very Light Art” a Ca’ Rezzonico, completamente “rapita” dalla luce e dal lampadario, e ispirata anche a quella storica presente nel palazzo. L’offerta del MUVE in questi giorni è davvero significativa e il filone imposto dalla nuova direzione pare funzionare: nel 2011 ci sono stati 2.115.000 visitatori e nel 2012 2.300.000, con un incremento del 9 %. Non saranno certo i numeri del Louvre, ma piano piano...

La bellezza, dunque. Ho sentito spesso Oscar Farinetti dire: “Ecco, tutto qui. L’Italia è un concentrato di bellezza di cui tutti vorrebbero almeno un pezzo. Si deve solo riuscire a esserne degni. Cosa che la politica certo non fa”. Farinetti, l’ideatore di Eataly, ne è sempre stato affascinato, e come biasimarlo. Raramente una frase sola ha avuto tanta fortuna di per sé. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nel romanzo “L’Idiota” di Dostoevskij. Eppure quella stessa frase, oggi ripresa infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti (ne abuso anche io in questo istante) fino a farne quasi scordare il proprio, nel testo originale ha una valenza ambigua: è quasi un’evocazione lontana, ricordo di qualcosa di non ben definito, apparentemente di poca importanza. Ecco, da italiano d’adozione è questo che percepisco riguardo la scarsa considerazione della bellezza italica da parte dei miei concittadini.

Sarà pure che il Palazzo di Topkapi ha un certo fascino, ma lo si può paragonare alle innumerevoli regge e palazzi reali o alle Ville Venete del Palladio? (Sono in fissa con Venezia in questi giorni, chiedo venia)

Quindi riprendo l’iPod e guardo i miei amici fortunati che postano foto della Biennale, invidiando come mai prima loro che potranno respirare, godere dei momenti così unici che accadono in questi giorni, perché la bellezza… ah la bellezza! Ora twitto subito a Bray che la priorità assoluta deve essere la bellezza, e che lo ritwitti anche al ministro Maria Chiara Carrozza, che oltre a “investire su istruzione, ricerca, sanità” aggiunga qualche investimento anche sulla Bellezza. Altrimenti dell’italica bellezza continueranno a godere solo russi, cinesi, americani ecc.

Va studiata, spiegata e comunicata adeguatamente, se ci accorgiamo che essa non viene percepita dai più, la Bellezza.

 

Damir Biuklic - Mailander

Twitter: @DamirDamir

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