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Agricola Porto Ferro

Il rapporto con la terra è una pratica a cui l’uomo ha dovuto adattarsi sin dalle origini della sua specie

Si perde all’orizzonte della civiltà lo scenario in cui alcuni popoli - separatamente: dalla mezzaluna fertile al Chogha Golan (il moderno Iran) - iniziarono a plasmare la natura per trarne vantaggio.
Di pari passo in un mondo popolato anche da animali, l’uomo iniziò a confrontarsi anche con essi: da prima attraverso la caccia, poi catturandoli, allevandoli e addomesticandoli per scopi ben più complessi e sofisticati.

La scoperta del formaggio, ad esempio, ha origini antichissime: si hanno tracce di reperti che lo dimostrano, già risalenti all’epoca mesopotamica (III millennio a.C). Il riconoscimento dell’agente agglomerante principale, il caglio - in pochi lo sanno - avvenne completamente per caso. Esso infatti è un enzima di origine animale, contenuto in larga parte all’interno dell’apparato digerente. Sarà grazie alla macellazione dei giovani animali, e attraverso la conservazione del latte in sacche prodotte dalla pelle di intestino che si scoprirà il preziosissimo processo di cagliazione. Grazie alla ripetizione e al miglioramento di tali pratiche, la produzione di cibi e suppellettili diverrà sempre più qualitativa ed elaborata.

Dal rapporto con la terra e con gli animali, attraverso il commercio: l’uomo per la prima volta si allontanava da quell’ambiente in cui aveva mosso i primi passi della sua evoluzione.
Col passare degli anni, al fine di far crescere questo meccanismo di produzione non guidato dal consumo diretto, vennero creati sistemi di lavoro sempre più complessi e succedanei dell’ormai desueto “lavoro di braccia”.
Procedendo con incessante operosità si arrivò, non troppo tempo fa, alla prima rivoluzione industriale. La quale contribuì a creare un mondo radicalmente nuovo: la memoria orale veniva mano a mano cancellata per fare strada all’archiviazione didattica, le mulattiere divenivano ora percorsi di cemento e ferro su cui sfrecciavano autovetture o mezzi ferroviari.
Con quest’impronta siamo andati avanti per circa duecento anni di storia, dando alla luce intere generazioni, di cui i padri e forse anche i nonni avevano già completamente abbandonato il rapporto con la terra e i suoi diretti derivati.

Abbiamo creato un mondo nel quale spesso è più conveniente acquistare un prodotto proveniente dall’altro emisfero, piuttosto che dal nostro. Ci siamo imposti norme, abitudini che hanno standardizzato l’utilizzo di imballaggi di plastica anche per la frutta e la verdura.
Le persone quasi non conoscono più il termine “riparazione” e spesso mancano le maestranze che ci ricordano il valore dell’artigianalità e la cultura del luogo.
Ma la storia non si ferma, e come un famoso calcolo di Fibonacci prosegue in un ciclo, “consapevole del suo precedente”, prosegue avvalorando con la conoscenza presente, tutto ciò che è trascorso.
È infatti in questa epoca, nella quale talvolta ci appare completamente dimenticata la linea che collega l’uomo alla natura, che alcuni individui iniziano a scegliere una vita diversa.
È stato questo infatti, il caso di Kiki e Paolo con i loro due giovani ragazzi: Dante e Arturo. Due persone profonde, che con storie diverse hanno sorriso in faccia ad un'avventura che fino ad un decennio fa sarebbe apparsa folle. Fino ad otto anni fa, Paolo era un giovane imprenditore delle energie rinnovabili, dirigeva un azienda che operava in tutt’Italia, dopo aver iniziato come per gioco con quattro amici della sua città natale: Perugia. È proprio in questi anni che Paolo, l’ex mago con un talento da manager, conosce Kiki, studentessa tedesca di cinque anni più grande di lui, giovane donna piena di interessi che guardano ad ambiti transdisciplinari: dal turismo all’educazione degli animali.

I due iniziano a frequentarsi e purtroppo, (o forse è solo così che le cose dovevano andare) se il loro amore stava germogliando, il lavoro di Paolo era destinato a finire bruscamente. Il taglio di finanziamenti al settore delle rinnovabili voluto dall’allora governo Monti avrebbe dato un colpo troppo duro all’attività appena cominciata. Questa violenta virata lasciò la giovane coppia di fronte ad un varco, imponendogli una decisione dalla quale era impossibile evadere.
Ci avevano già pensato: la natura li attirava… ma chissà… forse perché sommersi dalla vita e dagli impegni, forse per leggerezza, semplicemente non arrivarono prima al punto di pensarci in modo concreto, concedendosi il tempo di una pianificazione graduale e ponderata.
Ma questo che importa? Come alcuni dicono: le cose o si fanno subito o niente.

Ed è stato così che hanno cambiato vita, sono passati già nove anni dal giorno in cui i due decisero di permutare le erose quote della società per un altrettanto arido quanto magico terreno che si affaccia sul mare, nei pressi di Alghero in Sardegna. Una terra tanto ispida e difficile, quanto bella e ricca di possibili scoperte.
Quello stesso appezzamento agricolo di quasi cinquanta ettari, senza un nome, con nemmeno una casa e con un solo vicino, era stato proposto a Paolo qualche anno prima per realizzarvi una distesa di pannelli solari.
Oggi, gli unici visibili sono quelli appoggiati sul tetto della loro casa, costruita con quattro soldi ricevuti da un vicino parente. I restanti ventimila euro che la nascente famiglia ha investito per “iniziare” su quel terreno sono stati dedicati all’acquisto di un utilissimo trattore agricolo.
Da quel momento, passo dopo passo, con amore e dedizione Kiki e Paolo si sono costruiti una “moderna vita rurale”. Sono diventati uno dei molti nuovi insediamenti, che si stanno diffondendo nel mondo e che contano di creare, con la consapevolezza del presente e la nostalgia del passato, un futuro privo di dipendenze dalla civiltà del consumo.
I due sanno bene che la scelta di isolarsi completamente dall’esterno non fa per loro, grazie alla storia del loro trascorso, riconoscono con fermezza il valore dello studio e della conoscenza. Continuamente si accostano alla ricerca e alle possibilità di scambio offerte dalla modernità.
Quello che rifiutano però, è l’impossibilità di distanziarsi da quelle scelte superflue imposte dalla civiltà, quelle azioni dovute, l’adesione a quei servizi non richiesti che spesso producono tanto, troppo scarto.

L’agricola è oggi una tenuta dove crescono due splendidi bambini che amano interagire e scambiare idee e pensieri con il visitatore, e che si spera avranno domani la stessa sete dei loro genitori nello scoprire cose nuove portando avanti i valori e le conoscenze che gli sono state tramandate.
Insieme a loro vivono un modesto ma corposo numero di specie animali. “Modesto” perché come ci racconta Kiki “nel troppo si generano le malattie”.
Nel terreno ci sono 25 caprette, tutte chiamate per nome le quali quotidianamente, munte a mano, offrono il loro latte con estrema docilità e collaborazione. Questo stesso latte genera la materia prima da cui vengono prodotti una varietà di latticini freschi e genuini: dallo yogurt alla caciotta stagionata.

Insieme a loro vive una piccola colonia di gatti e Mimì, la dolce cagnolina che spesso va a far visita anche agli altri animali. In un'altra parte del terreno troviamo due giovani puledre in attesa di essere educate da Nina, che spera di poterle presto coinvolgere in attività con gli ospiti della fattoria. Sempre nella stessa area troviamo una famigliola di oche gagliarde e un piccolo pollaio che quotidianamente produce grandi e nutrienti uova.
Tutto il prodotto della fattoria, oltre che essere commercializzato “solo tramite vendita diretta”, è offerto a partire da quest’anno agli ospiti del BnB sotto forma di splendida colazione.
La novità dell’Agricola Porto Ferro è infatti l’apertura al visitatore di un'area camping dedicata all’ospitalità. Attualmente nel terreno adiacente alla dimora della famiglia, sono presenti due ampie tende famigliari circondate da un fresco boschetto di piante autoctone. L’area è inoltre dotata di una zona comune dove è possibile consumare la colazione inclusa nel prezzo del pernottamento.
Lo spazio è arredato in maniera minimale e rispettosa del paesaggio circondante: esiste un piccolo salottino fornito di stoviglie e libri da consultare, vi sono amache, tavolini da thè e sedute extra.
Il desiderio di aprire al viaggiatore, ci racconta la coppia, è arrivato a seguito di alcuni tentativi ben riusciti di Woofing (World Wide Opportunities on Organic Farms), un network internazionale che unisce produttori agricoli e volenterosi che hanno interesse a collaborare al lavoro nel terreno in cambio di vitto e alloggio. Entrambe le attività, ci confermano, procederanno per tutta la durata dell’anno, contribuendo allo sviluppo del progetto, migliorando - si spera - lo stato del terreno e la messa a punto dei servizi offerti.
Con questi semplici ma decisi passi anche quest’avventura è iniziata.

Concedendo al visitatore la possibilità di sostare in una realtà unica; dove è impossibile non apprendere qualcosa di nuovo. Ma anche, dove poter approfittare di un profondo e rigenerante ritiro dalla società e dal caos: finalmente vicini alla terra, ai pianeti e ai loro ritmi.

Federico Rossi

 

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