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Il film di Paolo Sorrentino conferma come un’opera cinematografica possa essere un vero e proprio veicolo di marketing territoriale. Gli esempi positivi in Italia non mancano, da “The Passion” a “Mine Vaganti”, con notevoli ricadute sul turismo

 

Tutti, almeno una volta, abbiamo visitato un luogo già visto sullo schermo, anzi lo abbiamo visitato proprio perché lo avevamo già visto in televisione o al cinema. Un palazzo, una via, una spiaggia, una città, a volte persino un’intera nazione: siamo arrivati e abbiamo stabilito un collegamento tra l’esperienza mediata da un film e l’esperienza “sul campo”.

Quando ciò succede, è evidente, il merito non è tanto nostro, quanto del film (o della fiction, o del documentario) che con una sapiente strategia di marketing territoriale ci ha attirati fin lì con la sua “Grande Bellezza”, per citare l’ultimo lavoro del regista Paolo Sorrentino. Un film che si apre proprio con un turista giapponese che crolla a terra e muore (felice) dopo aver immortalato con la sua macchina fotografica il fascino eterno di Roma, la stessa città di film storici come “La Dolce Vita” o “Vacanze romane”.

Su “Marilyn”, il blog del Corriere della Sera dedicato al cinema, Caterina Ruggi d’Aragona passa in rassegna alcuni esempi di grandi film che hanno trainato il marketing territoriale di diverse località: oltre a Roma, c’è la Maratea di “The Passion” (+40% di presenze turistiche dopo l’uscita del film di Mel Gibson), la Puglia di “Mine Vaganti” (che grazie alla distribuzione internazionale ha fatto crescere le presenze straniere nella regione del 5%), la Napoli del docu-musical di John Turturro “La Passione”, le isole di Procida e Salina dove Massimo Troisi interpretò “Il Postino”. C’è, in tutte queste opere e in molte altre (il Woody Allen degli ultimi anni, per citare l’esempio più lampante), la dimostrazione che il potere del cinema sta nel farci viaggiare, non solo con la mente.

Scena prima: esterno, pomeriggio. Pochi spettatori applaudono allo sparo del cannone del Gianicolo. Un turista giapponese si stacca dal gruppo per immortalare il panorama con la macchina fotografica. Crolla a terra. Ma il suo ultimo sguardo trasmette agli spettatori la straripante bellezza di Roma, di cui trasuda, tra i contrasti, l’ultimo film di Paolo Sorrentino.Roma si presenta da sé. La sua fama deve però qualcosa anche alle scene memorabili de La dolce vita e a quelle, tra molte altre, della passeggiata in vespa di Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze romane. Il film è sempre l’inizio di un viaggio. Con la mente. Sempre più spesso, con le valigie. La nicchia di viaggiatori trainati dalla visione di un film, un documentario, una fiction (100 milioni nel mondo; 10 milioni in Italia) è un segmento dalle potenzialità promettenti, in parte inespresse.

Un film solitamente non nasce per promuovere luoghi. Però, quando funziona, succede anche che sollevi il velo su aspetti inediti del territorio e richiami visitatori.

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