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L'industria culturale siciliana vale 2,4 miliardi di euro, un decimo della Lombardia. Ma dai dati 2013 di Punta Raisi arriva qualche motivo di ottimismo per il futuro

È un mezzo flop quello dell'industria della cultura in Sicilia, che rende "solo" 2,4 miliardi di euro, il 3,4% della ricchezza totale (in Italia rende 74 miliardi di euro) e che vede l'isola al terzultimo posto tra le Regioni nella propensione a esportare eventi (0,4%), meglio solo di Sardegna e Calabria.
Il quadro a tinte fosche è stato rivelato dai dati regionali del Rapporto 2014 "Io sono cultura" di fondazione Symbola e Unioncamere, presentato ieri alla Camera di Commercio di Palermo. Sono 443.458 le imprese che in Italia fanno parte del sistema produttivo cultura (dalle agenzie di eventi alle imprese di moda e design, dai musei ed emeroteche private alle agenzie di spettacolo), in Trinacria sono 26.828 e danno lavoro a circa 61.000 persone, il 4,2% del totale degli occupati siciliani.
E guardando alla classifica per province dell'occupazione creata dalle industrie culturali, guidata da Arezzo e Pesaro, si scopre che quelle siciliane sono nelle posizioni di fondo. Trapani è al 66° posto (su 109), Enna al 73°, Messina al 75°, Catania al 77°, Agrigento all'82°, Palermo all'86°, Siracusa al 97°, Ragusa al 98°, Caltanissetta al 105°.
Una situazione ampiamente deficitaria, per l'industria culturale italiana, a cui le Camere di Commercio vogliono porre rimedio. Revisione del portale, valorizzazione del marchio "Ospitalità Italiana" e valorizzazione dei beni culturali dell'isola: questi i punti centrali della nuova edizione del progetto "Sportello Turismo" promosso proprio da Unioncamere Sicilia e presentato a Palermo. L'obiettivo è quello di promuovere e assistere il tessuto imprenditoriale turistico siciliano puntando sul binomio turismo-cultura e partendo dall'ovvio presupposto che le caratteristiche naturali dell'Isola da sole non bastano ad assicurare flussi turistici.
"Turismo e cultura possono essere il traino per la ripresa economica della nostra terra. È assurdo pensare che, col nostro patrimonio artistico e archeologico, l'industria della cultura in Sicilia renda solo 2,4 miliardi di euro e in Lombardia 24 miliardi di euro. Abbiamo tutte le carte per offrire turismo culturale meglio di altre regioni ma per farlo gli imprenditori devono fare un passo in avanti e capire l'importanza di questo settore" ha commentato il vicepresidente di Unioncamere Sicilia, Vittorio Messina.
Gli imprenditori, ma anche le istituzioni, come dice ancora Messina: "Abbiamo bisogno di un appoggio da parte della politica che deve fare scelte in questo senso, deve agevolare questo sviluppo, cosa che in questo momento la Regione, specie alla luce delle ultime dichiarazioni dell'assessore Michela Stancheris, non sta facendo".
"Dobbiamo portare i turisti in Sicilia e in questo la Regione è deficitaria da sempre. Bisogna avere le idee chiare, sapere quali sono i Paesi su cui puntare per incrementare il turismo e poi presentarci con tutta la filiera e non solo con un pezzo, che sia esso mare o enogastronomia. Dobbiamo portare la Sicilia con tutte le sue bellezze e poi dobbiamo far funzionare le cose, dobbiamo fare in modo che i musei siano aperti, che le città siano pulite. Ma in questo la Regione è sorda. I soldi vanno spesi nei posti giusti" è il piano d'attacco integrato suggerito dal presidente della Camera di Commercio di Palermo, Roberto Helg.
Gli "Sportelli Turismo", presenti presso ciascuna Camera di Commercio della Sicilia, mirano a garantire l'innovazione dei servizi, agevolare l'aggregazione fra imprese virtuose e creare così un sistema integrato che punti sul marchio "Qualità Ospitalità Italiana". "Il marchio permette di certificare le strutture del settore turistico ed è certificato dal sistema camerale che garantisce la qualità dei servizi offerti. Si tratta di una certificazione molto rigida, basta pensare che solo la metà delle imprese che ne hanno fatto richiesta fino adesso lo ha ottenuto" ha spiegato Salvatore Pezzino, coordinatore del progetto "Sportello Turismo". Tuttavia, Heig ricorda: "Il 13 giugno scorso, il governo nazionale ha varato una norma che riduce del 50% il diritto annuale che le imprese sono tenute a versare per l' iscrizione al registro delle Camere di Commercio. E di fatto, costringe gli enti camerali a cancellare ogni iniziativa di promozione del territorio. Il bilancio della sola Camera di Commercio di Palermo l'anno scorso vantava 15 milioni di euro, di cui 6 milioni servono per pagare le pensioni e 5 gli stipendi".
Tra queste difficoltà, comunque, il turismo siciliano ha anche qualche motivo di speranza e ottimismo che proviene dal cielo, o meglio dall'aeroporto Falcone Borsellino di Punta Raisi, Palermo. "Dopo due anni di trend negativi, che sono coincisi con il fallimento di Wind Jet e criticità di altre compagnie – ha infatti spiegato Natale Chieppa, il direttore commerciale Gesap, la società di gestione del Falcone Borsellino – da gennaio a giugno abbiamo toccato quota +4% di passeggeri rispetto al 2013 e prevediamo, con i mesi estivi, un aumento fino al 6 – 7%". Il 78% di passeggeri internazionali in transito a Punta Raisi, spiega la Gesap, si divide tra 4 Paesi: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Il bilancio Gesap 2013 è stato chiuso in attivo e verrà approvato lunedì, con un aumento di capitale di 30 milioni di euro, che consentirà nuovi investimenti: "La nostra isola è ricca di attrattori culturali ma siamo molto indietro rispetto ad altre realtà turistiche" ha dichiarato Chieppa, ricordando il confronto con le Baleari. Nel 2013, infatti, la Sicilia ha registrato 13 milioni di passeggeri annui, per una superficie di circa 26 mila chilometri quadrati mentre solo una delle isole Baleari, Palma de Mallorca, è stata meta di 22 milioni di visitatori e ha una superficie di 208 chilometri quadrati.

 

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