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Durante il convegno “Italia fragile” svoltosi a Torino, il presidente Iseppi di TCI denuncia: Dobbiamo salvaguardare il nostro Paese con la prevenzione dei rischi

 

In un Paese dove 6000 Comuni sono a rischio idrogeologico, il territorio rischia di franare, e con esso tutto ciò che c’è su quel territorio, un patrimonio fisico, sociale e culturale da difendere. Il Touring Club Italiano ha quindi deciso di lanciare un vero e proprio appello, rivolgendosi alle istituzioni nazionali e locali per salvaguardare “il nostro Paese sottoposto da nord a sud ad un altissimo rischio idrogeologico”.

Il convegno “Italia fragile”, svoltosi ieri al Circolo della stampa di Torino, ha rappresentato un’occasione importante per discutere della situazione attuale del territorio italiano, trattando temi come la prevenzione e la valorizzazione, e la necessità di sensibilizzare gli organi di governo e i cittadini sul tema. Ed è proprio in questa sede che Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano, ha sottolineato: “Chiediamo a Governo, Regioni ed Enti locali un maggiore impegno nella prevenzione dei rischi idrogeologici. Una concreta politica di gestione, manutenzione e messa in sicurezza del territorio nazionale può senza dubbio essere un modo per sopperire alle vulnerabilità del nostro Paese”. Iseppi ha poi aggiunto: “È necessario trovare un nuovo equilibrio tra le aree urbanizzate e quelle naturali e rurali. Una tutela delle zone agricole e una cura dei territori boschivi e montani porta non solo a uno sviluppo sostenibile, ma regola anche la crescita delle città e l’avanzata del cemento”.

Come è stato ricordato nel corso del convegno torinese, in Italia, secondo la Protezione Civile, oltre 6000 comuni italiani (cioè l’82% del totale) sono a rischio idrogeologico. La superficie delle aree ad alta criticità idrogeologica si estende per 29.517 chilometri quadrati, vale a dire il 9,8% dell’intero territorio nazionale; di questi, 12.263 kmq (il 4,1% del territorio) sono a rischio alluvioni e 15.738 kmq (il 5,2% del territorio) a rischio frana.

Tra queste superfici a rischio idrogeologico vi sono diverse destinazioni di punta del turismo italiano, sparse per tutta Italia: dalle Cinque Terre alla Costiera Amalfitana, da Terracina a Tropea e al Trentino. Alluvioni, terremoti, frane e vulcani attivi sono quindi le costanti minacce che mettono a repentaglio il nostro territorio, la risorsa più preziosa per il turismo italiano, oltre che per tutte le attività economiche. Alle calamità naturali vanno peraltro aggiunti i rischi derivanti dalla scarsa manutenzione e dalla cementificazione selvaggia diffusa per tutto lo Stivale. Secondo il dossier di WWF “L'anno del cemento”, infatti, dal 1956 a oggi nel nostro Paese la superficie urbanizzata sarebbe aumentata del 500%, con un consumo di suolo che oscilla tra i 75 e i 140 ettari al giorno.

“La speranza e l’obiettivo del Touring Club – ha quindi affermato Iseppi – è che non si lavori solo alla gestione delle emergenze, ma che si concentrino maggiori energie nella prevenzione del rischio, nella tutela e nella salvaguardia del nostro territorio. Non serve invocare la scarsità delle risorse disponibili, poiché è dimostrato che i costi necessari al risanamento dei danni a posteriori sono di gran lunga più elevati di quelli necessari per le opere preventive e di messa in sicurezza del Paese.”

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