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Presentato a Livorno il rapporto Unioncamere sull'economia del mare italiano: quasi 80 miliardi di valore aggiunto sul resto dell'economia, e il numero di imprese nei vari comparti è aumentato


Un mare di ricchezza: si potrebbe riassumere così il rapporto di Unioncamere sull'economia del mare presentato al convegno "Il mare: la sostenibilità come motore di sviluppo" organizzato dal ministero dell'Ambiente nell'ambito del semestre di presidenza italiana dell'Ue e svoltosi a Livorno il 14 e 15 novembre.
Nel 2013, indica lo studio di Unioncamere, si è registrata una crescita del 2% sul 2011 con la nascita di 3.500 nuove attività, per un totale di 180.000 imprese attive: un dato positivo in controtendenza rispetto al -0,9% registrato dal resto delle altre imprese in Italia. Tra i settori in crescita del settore marino spicca quello del turismo con 300.000 occupati: i servizi di alloggio e ristorazione hanno segnato una delle crescite più elevate del numero delle imprese con un aumento di 3.000 unità (+4,4%) arrivando a quota 72.000, per un valore aggiunto di circa 13 miliardi di euro. Buoni risultati anche per il settore delle attività sportive e ricreative, che ha fatto registrare un plusvalore di 1.000 imprese (+3,6%) a quota 28.000.
Complessivamente, l'economia del mare in Italia ha prodotto beni e servizi per un valore di 41,5 miliardi di euro, con un'incidenza sull'economia nazionale del 3%, e attivato quasi 80 miliardi di valore aggiunto sul resto dell'economia. L'ammontare produttivo totale è stato di 119 miliardi di euro, pari all'8,5% del totale prodotto dall'intera economia nazionale. Per ogni euro prodotto dalla cosiddetta "blue economy" se ne attivano sul resto dell'economia altri 1,9.
Per quanto riguarda il confronto tra Regioni italiane, è in Liguria che si concentra il maggior numero di imprese dell'economia blu (8,7%); a seguire Sardegna (5,3%) e Lazio (5%), mentre a livello provinciale sul podio ci sono Rimini (12,7%), Livorno (12,1%) e La Spezia (11,4%).
Nella filiera ittica (pesca, lavorazione e commercio del pesce) a fine 2013 sono state censite 34.000 imprese (18,9%), nella cantieristica navale 28.000 (15,7%), nelle attività sportive e ricreative 28.000 (15,7%), nella movimentazione marittima di merci e persone 11.000 (6,1%), mentre sono 6.000 (3,3%) le imprese che operano nel settore della ricerca, regolamentazione e tutela ambientale. Quasi un terzo del reddito prodotto dalla blue economy (precisamente il 31,2%) è ascrivibile al settore dei servizi di alloggio e ristorazione, con un valore aggiunto di circa 13 miliardi di euro e un mercato del lavoro da 300.000 occupati.
Contribuiscono per un quinto al totale del reddito prodotto dalla economia del mare (esattamente per il 18,4%) le attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, con un valore aggiunto di 7,6 miliardi e 123.000 occupati. Dal settore dei trasporti marittimi, il valore aggiunto è di circa 7 miliardi di euro (16,7%) a cui si associano 90.000 lavoratori. L'incidenza del valore aggiunto sulle economie locali vede ai primi posti per valori assoluti le province di Roma (5,8 miliardi di euro), Genova (3 miliardi) e Napoli (2,5 miliardi), mentre per quanto riguarda l'incidenza percentuale sul totale dell'economia provinciale, spiccano Livorno (15,9%), Trieste (15,6%) e Olbia-Tempio (13,8%).

 

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